Conversazione con lo Shah, 8 marzo 1947, dalle 17.30 alle 19.30

 

Organizzata da Ernest Perron, fu concessa un’udienza da S.M. a: Emile Benveniste, Henry Corbin e Stella.

Jean Camborde, consigliere culturale e la sua sposa, Juliette. Lunga conversazione di circa due ore, durante la quale sono toccati i problemi della morte di una civilizzazione, della sterilità di certe province una volta fertili. S.M. ricorda a proposito i racconti di Nasir—e Khôsraw.

“I grandi progetti di sbarramento potranno portare altro rispetto al benessere naturale? Io sono colpito dall’indigenza di questi ultimi secoli. Non un solo pensatore, non un grande poeta. Perché? Forse l’Islam ne è responsabile?”

Urgenza di formare un’élite. Allusione all’atomo e alla fine del mondo, divenuta ora una possibilità.

Henry sottolinea che la nozione di fine del mondo è di origine mazdea: la disintegrazione del mondo delle tenebre e il trionfo definitivo della luce. Più precisamente, la fine del mondo come incidente cosmico provocato da un incidente fisico, tecnica di laboratorio, non si discosta dal problema posto a ciascuno di noi dall’imminenza della propria morte. Non è altro che una moltiplicazione, Zarathustra fu il primo ad annunciare agli uomini la trasfigurazione del mondo. In questo caso, allora, la nostra morte e la nostra trasfigurazione non sono più una catastrofe terminale.

 

Il problema della reincarnazione è a questo punto affrontato da S.M., che, con un’aria da sognatore, si chiede con humor che animale avrebbe potuto reincarnarsi in lui.

Per quel che riguarda la civilizzazione araba, S.M. interroga Henry, che sostiene di aver trovato nei suoi duri studi filosofici di testi arabi o persiani il modo di realizzare la sua vocazione filosofica. S.M., con emozione, lo interrompe, per evocare la felicità di colui che colma la sua vocazione, che compie il suo destino, colui per il quale la vita non è vuota…

S.M. prosegue: “Fino ad ora, non abbiamo messo in questione che gli uomini. Queste signore hanno sicuramente qualcosa da dire”.

Juliette Cambord: “Noi contiamo così poco!”

 

S.M. “Affatto. Io credo che le donne debbano avere un ruolo più importante. Formare una lega internazionale. Seguire l’educazione dell’uomo ben oltre l’infanzia e sorvegliarlo da molto vicino”

 

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Prima decorazione al palazzo del Golestan, un mattino di Now-Zouz. Frase impercettibile. La Shabanou.